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Cannavale Immobiliare · 4 novembre 2026

Calcolo della Plusvalenza Immobiliare: Tassazione sulla Vendita della Casa

Vendi casa prima dei 5 anni? Scopri quando la plusvalenza è tassata, come si calcola e quando conviene l'imposta sostitutiva del 26% al rogito.

Calcolo della Plusvalenza Immobiliare: Tassazione sulla Vendita della Casa

Calcolo della Plusvalenza Immobiliare: Tassazione sulla Vendita della Casa

Vendere un immobile a un prezzo più alto di quello pagato è una buona notizia. Ma prima di festeggiare conviene fare una domanda precisa: quella differenza è un guadagno tassabile? La risposta dipende quasi sempre da una data, quella del rogito di acquisto, e da come l'immobile è stato utilizzato nel frattempo.

In oltre quarant'anni di compravendite nel quadrante sud di Roma abbiamo visto venditori pagare migliaia di euro di imposte che una semplice verifica preliminare avrebbe evitato, e altri scoprire il problema solo davanti al notaio. In questa guida vediamo come funziona il requisito dei cinque anni, come si calcola la plusvalenza e quali sono le due modalità per pagare l'imposta.

Cos'è la plusvalenza immobiliare ai fini fiscali

Per il fisco la plusvalenza è la differenza tra il prezzo di vendita e il costo fiscalmente riconosciuto dell'immobile, cioè il prezzo d'acquisto aumentato delle spese inerenti. Quando la vendita è fatta da un privato (non nell'esercizio di un'impresa), questo guadagno rientra tra i cosiddetti "redditi diversi" disciplinati dall'art. 67 del TUIR, ma è tassato solo in presenza di precise condizioni.

La logica del legislatore è semplice: chi rivende in tempi brevi presumibilmente specula, chi rivende dopo anni sta semplicemente gestendo il proprio patrimonio. Per questo il tempo è il primo elemento da verificare.

Il requisito temporale dei 5 anni di proprietà

La regola generale è questa: la plusvalenza è tassata solo se l'immobile viene venduto entro cinque anni dall'acquisto o dalla costruzione. Oltre il quinquennio il guadagno è completamente esente, qualunque sia il suo importo.

Come si contano i cinque anni

•       Il termine decorre dalla data del rogito di acquisto (o dalla data di ultimazione della costruzione) e arriva fino alla data del rogito di vendita. Il preliminare non conta: conta l'atto definitivo.

•       Il calcolo è da data a data: un immobile acquistato il 13 marzo 2021 e venduto il 14 marzo 2026 è già fuori dalla tassazione, mentre lo stesso immobile rogato il 12 marzo 2026 genererebbe una plusvalenza imponibile.

•       Quando la scadenza è vicina, spostare il rogito di qualche settimana può azzerare l'imposta. È uno dei motivi per cui la verifica va fatta prima di firmare il preliminare, non dopo.

Le eccezioni: quando non si paga anche prima dei 5 anni

•       Abitazione principale. Se per la maggior parte del periodo tra acquisto e vendita l'immobile è stato abitazione principale del venditore o dei suoi familiari, la plusvalenza non è tassata anche se si vende dopo pochi anni. Esempio: acquisto a gennaio 2023, residenza trasferita subito, vendita a novembre 2026: l'immobile è stato abitazione principale per più della metà del periodo, quindi nessuna imposta.

•       Immobili ricevuti in successione. Le case ereditate sono escluse dalla tassazione della plusvalenza, a prescindere dal tempo trascorso dall'apertura della successione.

I casi che richiedono più attenzione

•       Immobili ricevuti in donazione. I cinque anni non si contano dalla donazione ma dalla data in cui il donante aveva acquistato l'immobile. Se il genitore aveva comprato la casa da due anni e la dona al figlio che la rivende subito, la plusvalenza può essere tassabile. Il costo di riferimento è quello sostenuto dal donante, aumentato dell'eventuale imposta di donazione.

•       Immobili ristrutturati con il Superbonus. Dal 2024 la vendita di un immobile su cui sono stati eseguiti interventi agevolati con il Superbonus genera plusvalenza tassabile se avviene entro dieci anni dalla fine dei lavori, anche oltre il normale quinquennio. Restano esclusi gli immobili ricevuti in successione e quelli adibiti ad abitazione principale del venditore o dei familiari per la maggior parte dei dieci anni (o del periodo di possesso, se inferiore).

•       Terreni edificabili. Per i terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria la plusvalenza è sempre tassabile, indipendentemente dagli anni di possesso.

Come si calcola la plusvalenza

La formula di base è:

Plusvalenza = Prezzo di vendita − (Prezzo di acquisto + Costi inerenti)

Il punto decisivo è la seconda parte della formula: più costi documentati si riescono a far valere, minore sarà l'imposta. Rientrano nel costo fiscalmente riconosciuto:

•       il prezzo di acquisto indicato nel rogito (o il costo di costruzione);

•       le imposte pagate all'acquisto (registro, ipotecaria e catastale, oppure IVA) e l'onorario del notaio;

•       la provvigione pagata all'agenzia immobiliare al momento dell'acquisto;

•       le spese incrementative, cioè i lavori che hanno aumentato il valore dell'immobile (ristrutturazioni, ampliamenti, rifacimento impianti), purché documentate da fatture e pagamenti tracciabili. La manutenzione ordinaria e le spese di gestione, come condominio e utenze, non si sommano al costo.

Per gli immobili oggetto di Superbonus valgono regole specifiche: se i lavori sono terminati da meno di cinque anni e il bonus è stato fruito tramite cessione del credito o sconto in fattura, quelle spese non si sommano al costo; se sono terminati da più di cinque anni, si considera il 50% delle spese. In compenso, per gli immobili posseduti da oltre cinque anni il costo d'acquisto è rivalutato in base all'indice ISTAT.

Modalità di calcolo delle imposte: IRPEF o imposta sostitutiva del 26%

Se la plusvalenza è tassabile, il venditore persona fisica può scegliere tra due strade.

1. Tassazione ordinaria IRPEF

La plusvalenza si somma agli altri redditi dell'anno e viene dichiarata nella dichiarazione dei redditi successiva (quadro RL del modello Redditi). Si applicano le aliquote IRPEF per scaglioni, dal 23% al 43%, a cui si aggiungono le addizionali regionale e comunale. Per chi ha già un reddito medio-alto, la plusvalenza finisce quasi interamente nello scaglione più alto.

2. Imposta sostitutiva del 26% al rogito

In alternativa, il venditore può chiedere al notaio, con apposita dichiarazione nell'atto, l'applicazione di un'imposta sostitutiva del 26%. In questo caso:

•       il notaio calcola l'imposta, riceve dal venditore la somma necessaria e la versa direttamente all'Agenzia delle Entrate;

•       la plusvalenza non va più indicata in dichiarazione e non si somma agli altri redditi;

•       il venditore è escluso da alcuni controlli sul valore dichiarato dell'immobile. Attenzione però: se il prezzo pattuito viene occultato, anche solo in parte, le imposte sono dovute sull'intero importo effettivo.

Quale conviene?

La scelta dipende dalla situazione fiscale del venditore nell'anno della vendita. Come regola di massima, se la propria aliquota marginale IRPEF supera il 26% (in pratica, con un reddito imponibile oltre i 28.000 euro circa) l'imposta sostitutiva è quasi sempre più conveniente, oltre che più semplice. La tassazione ordinaria può essere preferibile per chi ha redditi bassi o assenti nell'anno di vendita. È una valutazione da fare caso per caso, prima del rogito, insieme al proprio consulente fiscale.

Un esempio pratico

Un appartamento acquistato a marzo 2023 come seconda casa (mai abitato come residenza) viene rivenduto a novembre 2026, quindi entro i cinque anni:

Voce

Importo

Prezzo di acquisto (rogito marzo 2023)

€ 220.000

Imposte di registro, onorario notarile e spese d'atto

€ 8.000

Provvigione d'agenzia pagata all'acquisto

€ 5.000

Ristrutturazione documentata (fatture e bonifici)

€ 17.000

Costo fiscalmente riconosciuto

€ 250.000

Prezzo di vendita (rogito novembre 2026)

€ 300.000

Plusvalenza imponibile

€ 50.000

Imposta sostitutiva 26% versata dal notaio

€ 13.000

 

Con l'imposta sostitutiva il venditore paga 13.000 euro al rogito e chiude la partita. Se avesse già un reddito di 45.000 euro e scegliesse la tassazione ordinaria, la stessa plusvalenza costerebbe circa 21.000 euro di sola IRPEF, più le addizionali.

Ora lo stesso caso con due varianti. Se il proprietario vi avesse trasferito la residenza subito dopo l'acquisto, l'immobile sarebbe stato abitazione principale per la maggior parte del periodo: imposta zero. Se invece avesse atteso il marzo 2028 per vendere, sarebbero trascorsi più di cinque anni: imposta zero. Tre scenari, stesso immobile, stesso guadagno: da 0 a oltre 20.000 euro di differenza.

Cosa cambia dal 2027 con il nuovo Testo Unico

Con il decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117 è stato approvato il nuovo Testo Unico delle imposte sui redditi, che si applica dal 1° gennaio 2027. Si tratta di un riordino: le regole su plusvalenze e imposta sostitutiva restano nella sostanza le stesse, ma cambiano i riferimenti normativi. La disciplina dell'art. 67 del vecchio TUIR confluisce nell'art. 76 del nuovo testo, mentre l'imposta sostitutiva del 26% è ora collocata nell'art. 244. Per chi vende, quindi, i conti non cambiano; cambiano solo gli articoli che il notaio richiamerà nell'atto.

Gli errori più frequenti da evitare

•       Non conservare la documentazione delle spese. Senza fatture e bonifici i lavori eseguiti non riducono la plusvalenza.

•       Dare per scontata l'esenzione "prima casa". Conta la residenza effettiva per la maggior parte del periodo di possesso, non l'agevolazione fiscale ottenuta all'acquisto.

•       Sottovalutare le donazioni recenti e il Superbonus. Sono i due casi in cui più spesso il venditore scopre all'ultimo momento di dover pagare.

•       Fissare la data del rogito senza guardare il calendario fiscale. Poche settimane possono fare la differenza tra un'imposta di migliaia di euro e zero.

Domande frequenti

Se vendo la casa dopo 5 anni pago la plusvalenza?

No. Per i privati, trascorsi cinque anni dall'acquisto o dalla costruzione la plusvalenza non è tassata, salvo i casi particolari dei terreni edificabili e degli immobili con Superbonus venduti entro dieci anni dalla fine dei lavori.

La plusvalenza si paga sulla casa in cui abito?

Se l'immobile è stato la tua abitazione principale, o quella di un tuo familiare, per la maggior parte del periodo di possesso, la plusvalenza è esente anche se vendi prima dei cinque anni.

Chi versa l'imposta sostitutiva del 26%?

Il notaio che stipula l'atto di vendita: il venditore gli consegna la somma al rogito e il notaio provvede al versamento. Non serve indicare nulla nella dichiarazione dei redditi.

Le spese di agenzia riducono la plusvalenza?

Sì, la provvigione pagata all'acquisto rientra tra i costi inerenti, così come le imposte e l'onorario notarile dell'atto di acquisto e le spese incrementative documentate.

 

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Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale, sono aggiornate alla normativa vigente a novembre 2026 e non sostituiscono la consulenza di un professionista fiscale sul caso specifico.